Ogni giorno.

Come ogni giorno

di nuova luce e nuove strade

io nasco

e getto ombre

sopra il muro dei tuo mali.

Camminiamo

verso un’altra notte

quando io tramonto

e in te poi m’addormento.

I capelli sul tuo petto

sparpagliano ogni dubbio

e gli occhi viaggiano

verso le certezze

nascoste dentro ai sogni.

Nel buio uno sbadiglio,

io che mischio al tuo respiro

un battito, una ciglia,

il tempo e l’infinito.

 

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Luce ed ombra.

Ho lasciato andare le mie mani

dritte lungo il tuo corpo,

volevo scoprire

l’amore e i suoi misteri.

Arrivare fino a dove

la materia si dissolve

per diventare parte

di un tutto ormai scomposto,

di un caos di particelle

che si muovono convulse,

s’attraggono e respingono,

eppure hanno il loro senso.

Compiere il processo

che, invisibile, riporta all’uno,

perché lo conoscessi a fondo

quando tu m’avresti detto

che tutto era finito.

Io allora t’avrei toccato,

scomposto, scisso, lacerato

e poi t’avrei ridato

gli spigoli del volto,

la bellezza delle gambe,

la gioia e la tristezza

degli ostacoli dell’anima.

Templare dei tuoi giorni

avrei difeso il tuo segreto,

quello che dall’ombra

alla luce ti consegna.