Primavera.

Ed io sono dove la tua sostanza prende forma

e dal perfetto garbuglio di orgoglio e di innocenza

astrae le diffuse voluttà dell’animale,

vincendo l’ultimo, estremo, baluardo di raziocinio

e si concede alla lascivia di piogge della carne.

L’acqua più feconda scorre nel tuo letto

mentre la vita trabocca dall’argine di mani

confuse da quel gioco proibito e accattivante

di montagne che insidiano pianure inesplorate.

Ed io ti bevo e ti conservo, sorgente nel deserto,

tu che d’arsura e sabbia hai fatto primavera.

 

 

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