*

Tutti prigionieri, chi più, chi meno.

Del tempo che passa,

dello status, della carriera, della famiglia, dei soldi.

Di un male di vivere che è sempre

incessantemente

il risultato della ricerca del suo contrario.

E io mi chiedo

dov’è finito il bene?

dov’è finito il tempo?

dove sono finita io?

Prigioniera della mia stessa vita.

Del mio stesso corpo,

della mia stessa anima.

La quiete che diventa tempesta

e si riversa su tutto,

con la rabbia, la violenza, la forza

di un animale feroce in gabbia

accade solo nella libertà di un sogno.

Muore l’istinto,

noi manichini,

schiavi della morale comune

del pensiero comune

del sogno comune

che ci vuole come ci vuole

ma non come siamo.

Distruggo la gabbia

e affondo i denti nella carne putrida

della cosapiùgiusta

del momentopiùgiusto

del pensieropiùgiusto.

E sono ancora in prigione.

7 pensieri su “*

  1. Cara Chiara, innanzitutto bentornata! Per tutto il resto dobbiamo convivere con ogni tipo … (metaforico) di terremoto. Certo, la convivenza non è nè facile nè delle migliori, però la storta potrà essere una palestra per, eventualmente, quella dritta. Poi si sa lungo la strada della vita: ci sono le i rettilinei, le curve, i tornanti e i dossi. Chiaramente … lontano da me insegnarti qualcosa … intanto mi è venuta in mente, non saprei quanto casuale e se opportuna, una canzone di De Andrè https://youtu.be/46OWji8vkPg

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