Interdipendenza.

16 novembre e fuori piove. Le gocce contano i secondi, i ramoscelli di ulivo i minuti che mancano per ritrovare la mia pace. Tutto sembra sospeso sopra l’orizzonte tenace e immutabile della vista offerta da una finestra, che se la chiudi diventa fortezza, se la apri varco sulla fragilità del tutto.

Colgo la precarietà di quella foglia in bilico fra il desiderio di restare appesa o volteggiare via e c’è una gatta bianca che miagola e mi chiede cibo. Ha bisogno di me per nutrirsi e io di lei per sentirmi a casa. Che poi è un po’ come dire: “la scrittura esiste perché esiste l’anima o l’anima esiste perché qualcuno la racconti?”. Interdipendenza, questa è la chiave.

I filosofi hanno tentato di dirci con le buone, quello che noi fatichiamo a capire con le cattive. Di quanti altri contrasti avremo bisogno prima di comprendere che è su di loro che fondiamo la nostra armonia? E viceversa, sia chiaro.

Ha smesso di piovere, la foglia è caduta. Imparerà la libertà nel ricordo della prigionia del ramo. E io imparerò la pace dal ticchettio delle gocce che contano quanto manca alla fine della guerra.

9 pensieri su “Interdipendenza.

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