9 maggio 1978: l’alba dei funerali di uno Stato.

Ho preso in prestito per il titolo un pezzo della famosa canzone dei Modena city ramblers “I cento passi”, ma si potrebbe citare anche l’omonimo film per capire quanto questa data sia tanto funesta quanto importante.

Per questo, ho pensato che fosse giusto spendere due parole e voglio partire da qui: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”.

La frase più celebre del “Gattopardo” di G. Tomasi di Lampedusa che ritorna nell’Affaire Moro di Sciascia nella forma più diretta “mutar tutto senza nulla mutare”, a sottolineare che il vero cambiamento italiano poteva essere solo interiore, di mentalità.


Invece, ogni mutamento apparentemente radicale che ha interessato la nostra nazione è stato solo formale, mai una vera e propria rivoluzione di contenuti.


Ricordiamo oggi Aldo Moro “il meno implicato di tutti” e per comprendere la definizione rimando al cosiddetto “articolo delle lucciole” che, pubblicato nel 1975 da un Pasolini quasi fantasma, ha il sapore amaro della profezia rimasta inascoltata.

Ricordiamo oggi il sacrificio di Peppino Impastato, perché non venga dimenticato mai che la “mafia è una montagna di merda”.

Se volete, trovate l’articolo di Pasolini a questo link https://www.corriere.it/speciali/pasolini/potere.html

18 pensieri su “9 maggio 1978: l’alba dei funerali di uno Stato.

  1. Ogni volta che leggo la storia di Peppino rimango ammirata dal suo coraggio. Sono andata a visitare la sua casa/museo a Cinisi e sono rimasta qualche minuto da sola in silenzio nella sua camera, una camera così ordinaria per una persona che invece è stata stra-ordinaria. E la rabbia che mi sale ogni volta ripensando alle macchinazioni e le illazioni dopo la sua morte, e il fatto che quell’esatto giorno sia stata adombrata inevitabilmente da quella di Moro.
    Adesso siamo solo noi ad avere il dovere che niente venga dimenticato.

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    1. Non ho avuto modo di visitare i luoghi della vita di Peppino Impastato, purtroppo, ma posso immaginare la forte suggestione che suscitano in chi li osserva ripensando alla sua storia.
      Ho sempre ricordato questi due grandi uomini contestualmente e sarebbe opportuno che il sacrificio di entrambi avesse la giusta risonanza mediatica.
      La coincidenza della loro morte è già di per sé agghiacciante e sembra proprio rimandare a quell’unico sistema che, invano, hanno tentato di cambiare nel profondo.
      Grazie del commento, a presto!

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  2. La strada tracciata da Peppino oggi è sempre valida, più che mai. La canzone che accompagna il corteo è bellissima e fa da contro altare al dolore per l’assassinio di tutto ciò che lui rappresentava. Ascoltare quella canzone insieme alla perdita di Peppino è sempre una stilettata nel corpo e nell’anima.

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    1. Sono assolutamente d’accordo.
      L’ennesimo sacrificio a cui non si può che tributare rispetto, memoria, onore. Peccato solo che non si possa dire che da quel momento qualcosa è cambiato, perché purtroppo qui tutto è rimasto com’era. O, forse, la situazione è addirittura peggiorata.
      Un abbraccio 😊

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      1. Si, è tutto peggiorato. Anche perché non c’è un’alternativa credibile che abbia gambe su cui marciare. Senza di quella navighiamo a vista tra la fitta nebbia della corruzione, chiusura e oscurantismo.

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      2. Forse dobbiamo solo imparare a cercare meglio, perché un’alternativa c’è sempre e per trovarla si deve sempre partire da sé stessi.
        Un grande cambiamento richiede tanti piccoli cambiamenti e se da domani ognuno di noi si sforzasse di modificare nel proprio piccolo ciò che moltiplicato per 60 milioni diventa grande, saremmo già a buon punto.

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      3. La frammentarietà delle lotte ad esempio non compatta la grande massa sia dei lavoratori occupati che quelli disoccupati. Manca una direzione in questo senso. Una volta si diceva i padroni, oggi si dice chi ci governa sono riusciti a dividere i lavoratori all’interno stesso di un comparto o una categoria, ciò, quando manca una direzione complessiva, porta a obiettivi miseri e senza unire davvero i lavoratori. Solo la volontà non basta. Certo, le difficoltà ci sono e non sono da poco, ma bisogna allargare l’orizzonte della realtà quotidiana.

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      4. È vero, la buona volontà non basta, ma credo possa rappresentare un piccolo passo in avanti verso l’accettazione di alcune sacrosante realtà che rendono civile una nazione.
        Mi viene da pensare ai migranti, agli omosessuali, alla diversità in generale.
        Oppure alla necessità di imparare a rispettare la fila al supermercato, alla posta, alla Asl, senza cercare sempre odiose scorciatoie.
        Sono piccole cose che cambierebbero un bel po’ la mentalità egoista dilagante.
        Se questo accadesse una delle forze politiche più dannose che ci rappresenta, forse scomparirebbe.
        Poi c’è la questione economica, hai ragione, ma anche questa va affrontata con raziocinio, serietà e competenza altrimenti, continuando a individuare, giorno dopo giorno, un nuovo nemico da combattere, si arriverà a quella guerra fra poveri che abbiamo il dovere di evitare.
        La situazione è complessa, ma il bandolo della matassa si sta allontanando sempre di più.
        Un abbraccio e a presto!

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  3. La casa- museo di Cinisi di cui è presidente la nipote di Impastato, e aperta e inaugurata dalla madre, è il luogo della memoria, dove attraverso foto e testimonianze si ripercorre la vita del povero Peppino , tutta spesa a raccontare un mondo fatto di atrocità prepotenza e corruzione. Ciao Chiara. Buona domenica. Isabella

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  4. Tra gli incivili metterei anche quelli che portano a fare i bisogni al cane e poi non raccolgono il lascito del loro tesoruccio che naturalmente non c’entra con il “padrone” o chicchessia. Anni fa la sinistra più a sinistra proponeva il salario minimo garantito. Qualcuno storcerà la bocca perché dirà:- E’ assistenzialismo.- Per quanto mi riguardo penso che specie in una società che sviluppa sempre più tecnologia(vedi i caselli stradali o l’automazione negli stabilimenti automobilistici eccetera eccetera … un’altra bolla che scoppierà sarà quello dei robot donna o uomo che sostituiranno le prostitute lungo le strade o di alto bordo), finché le persone, giovani e meno giovani, non gli dai un lavoro(preferibile al cento per cento, altrimenti saranno accolti nelle file di camorra e company)devono ricevere un reddito per campare, tra l’altro sarebbe denaro legale che immetti nel mercato della sopravvivenza. Un abbraccio doppio, perché la fretta fa brutti scherzi. A presto.

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